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La zampogna
“La Zampogna e la ciaramella sono strumenti di grande cultura. Se essi scompariranno non sarà perché troppo primitivi rispetto al contemporaneo, ma perché troppo complessi e difficili in un’epoca che fa della semplificazione delle procedure uno dei suoi fondamenti. Costruire una zampogna, suonarla, conservarla implica capacità tecniche e sensibilità ormai quasi impossibili da coltivare, conservare e trasmettere. La tecnologia contemporanea annulla totalmente la manualità come risorsa umana; tutto viene delegato a procedure automatizzate esterne all’uomo.
La zampogna invece obbliga ad una coordinazione mano - corpo - orecchio - sensibilità percettiva - intelligenza che oggi è estremamente rara come risorsa umana. Allora essa ci ricorda l’impoverimento di umanità a cui siamo sottoposti.”
Tratto da “Dicono della zampogna…” di Paolo Apolito in “La zampogna nel mito e nella tradizione” di Maria Olmina D’Arienzo – Edizioni dell’Ippogrifo - Sarno (Sa) 2002
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La zampogna è la cornamusa del sud Italia. Le cornamuse fanno parte di quella grande famiglia di aerofoni a sacco diffusi in tutta Europa. Ogni paese, dal Portogallo alla Scozia, fino alla Turchia, ne ha una diversa per costruzione, repertorio e suono ma, in realtà, sono tutte accomunate da quel “corpo” che fa sì che il suono non si fermi mai: la sacca (o otre). In Italia abbiamo due grandi famiglie di cornamuse: la piva al nord e la zampogna al sud.
La zampogna pur mantenendo un ruolo di prim'ordine nel mondo delle musiche tradizionali, grazie alla passione di costruttori e compositori è riuscita negli ultimi decenni a crearsi una via parallela in grado di colloquiare anche con la contemporaneità. Nasce così un repertorio fatto di musiche originali e tecniche esecutive che permettono allo strumentista di confrontarsi con i più disparati stili musicali. L'obiettivo del corso è quello di creare un musicista che, dal repertorio tradizionale a quello contemporaneo, saprà sfruttare al massimo tutte le possibilità della zampogna.
Negli ultimi decenni, grazie all’impegno di alcuni musicisti appassionati di questo strumento e di costruttori, la zampogna è riuscita a rinnovarsi e a inserirsi in una prospettiva in grado di allargare le sue potenzialità melodico-armoniche creando un repertorio nuovo, contemporaneo, capace di dialogare con diversi generi musicali. Grazie ad importanti modifiche organologiche, prima tra tutte la foratura del bordone che permette un ampliamento delle possibilità armoniche, e grazie alla pratica di musicisti provenienti dal mondo accademico classico o dalla musica leggera e dal jazz, la zampogna diventa uno strumento al passo coi tempi ed è pronta a intraprendere una sua strada indipendente.



Giuseppe Moffa e uno dei maggiori esponenti della zampogna, col suo approccio moderno ne ha fatto uno strumento contemporaneo con il quale spazia dal progressive, al jazz e alla musica classica.
La Zampognorchestra

Questo metodo vuole raccogliere, fissare e formalizzare per la prima volta le esperienze fatte da me e dai miei colleghi da circa trent’anni a questa parte, auspicando di porsi come riferimento per una nuova e inedita didattica dello strumento. Il metodo aspira ad essere volano fondamentale per un’ulteriore divulgazione della “cultura zampognara” verso nuove destinazioni.
Il metodo è indirizzato a chi vuole affacciarsi per la prima volta nel mondo della zampogna, a chi già suona da autodidatta o “a orecchio” e vuole imparare a leggere scoprendo le nuove tecniche e i repertori contemporanei, ai musicisti di ogni estrazione che vogliono ampliare le proprie competenze professionali imparando uno strumento che può dare un colore diverso alle proprie performances. Penso ad esempio ai vari strumentisti a fiato che vengono dal jazz o dal mondo pop. Il metodo sarà accessibile comunque a qualsiasi strumentista: pensate che io stesso sono diplomato in chitarra classica.
Per questo ho voluto realizzare un lavoro ricco e variegato con esercizi propedeutici per chi si avvicina allo strumento per la prima volta fino ad esercizi complessi sugli abbellimenti, variando indistintamente dal repertorio contemporaneo con brani di mia composizione a quello tradizionale con trascrizioni dei brani più rappresentativi.
Un ultimo ambizioso obiettivo è quello di far sì che la zampogna entri nel mondo accademico come lo sono da secoli le cornamuse di altri paesi come la Spagna, l’Irlanda e in particolar modo la Scozia.

La didattica
Giuseppe Moffa è docente di zampogna presso
il conservatorio “Lorenzo Perosi” di Campobasso
e ha scritto e pubblicato il "Metodo per zampogna"
Questo metodo vuole raccogliere, fissare e formalizzare per la prima volta le esperienze fatte da me e dai miei colleghi da circa trent’anni a questa parte, auspicando di porsi come riferimento per una nuova e inedita didattica dello strumento. Il metodo aspira ad essere volano fondamentale per un’ulteriore divulgazione della “cultura zampognara” verso nuove destinazioni.
Il metodo è indirizzato a chi vuole affacciarsi per la prima volta nel mondo della zampogna, a chi già suona da autodidatta o “a orecchio” e vuole imparare a leggere scoprendo le nuove tecniche e i repertori contemporanei, ai musicisti di ogni estrazione che vogliono ampliare le proprie competenze professionali imparando uno strumento che può dare un colore diverso alle proprie performances. Penso ad esempio ai vari strumentisti a fiato che vengono dal jazz o dal mondo pop. Il metodo sarà accessibile comunque a qualsiasi strumentista: pensate che io stesso sono diplomato in chitarra classica.
Per questo ho voluto realizzare un lavoro ricco e variegato con esercizi propedeutici per chi si avvicina allo strumento per la prima volta fino ad esercizi complessi sugli abbellimenti, variando indistintamente dal repertorio contemporaneo con brani di mia composizione a quello tradizionale con trascrizioni dei brani più rappresentativi.
Un ultimo ambizioso obiettivo è quello di far sì che la zampogna entri nel mondo accademico come lo sono da secoli le cornamuse di altri paesi come la Spagna, l’Irlanda e in particolar modo la Scozia.
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